Dal Monte di Portofino a Punta Mesco e alle Cinque Terre: i sentieri da fare in giornata partendo a piedi, in treno o in battello da Santa Margherita Ligure
Camminare da Santa
Santa Margherita è uno di quei posti dove si può uscire di casa con le scarpe da trekking ai piedi e arrivare in un’abbazia sul mare senza prendere un solo mezzo. Alle spalle della città comincia il Monte di Portofino, con una rete di sentieri che scavalca il promontorio tra uliveti, castagneti e pinete, e scende a San Fruttuoso, a Portofino, a Camogli. E a un’ora di treno, verso levante, aspettano due delle camminate più famose d’Italia: Punta Mesco, con il suo eremo sospeso sul mare, e i sentieri delle Cinque Terre, tra vigne terrazzate e santuari.
Questa pagina li raccoglie tutti, con una scheda per ogni itinerario. Sono escursioni in giornata, pensate per partire da Santa e tornarci la sera: a piedi, in treno, in autobus o in battello. Non serve l’auto, e anzi conviene lasciarla dov’è. Più che arrivare in fretta, l’idea è camminare con il passo giusto, fermarsi dove la vista lo chiede e scendere al mare in tempo per un bagno. Perché anche sui sentieri, life slows.
Come leggere le schede
Ogni itinerario ha una breve presentazione e una scheda con partenza e arrivo, segnavia, lunghezza, dislivello, durata, difficoltà e modo di rientrare a Santa. Qualche indicazione per usarle bene:
- Difficoltà. Usiamo la scala del CAI. T (turistico) indica un percorso facile e ben tracciato. E (escursionistico) è un sentiero vero, con salite, gradini e fondo irregolare, che chiede scarpe adatte e un minimo di allenamento. EE (escursionisti esperti) segnala tratti ripidi, esposti o sconnessi, dove servono passo sicuro e assenza di vertigini.
- Durate. Sono tempi di cammino senza le soste. Per una giornata tranquilla, aggiungi almeno un terzo del tempo.
- Lunghezze e dislivelli. Sono indicativi, e cambiano a seconda delle fonti e del punto esatto di partenza. Dove il dato è una nostra stima lo scriviamo.
- Segnavia. I due territori usano sistemi diversi. Sul Monte di Portofino ogni sentiero ha un simbolo rosso (una croce, un quadrato, un cerchio vuoto, due pallini, tre pallini a triangolo), dipinto su sassi, muri e alberi; agli incroci ci sono pali con frecce e località. Alle Cinque Terre e a Punta Mesco si seguono i classici segni bianchi e rossi del CAI con un numero a tre cifre.
Aperture, orari e regole cambiano spesso, a volte da una settimana all’altra. Prima di partire controlla sempre i siti dei Parchi e dei trasporti: li trovi in fondo alla pagina.
I sentieri del Monte di Portofino
Da Santa il Monte di Portofino non si guarda soltanto: si attraversa. Il promontorio sale fino ai 610 metri del Semaforo Vecchio e scende in mare con pareti di conglomerato, quella roccia fatta di ciottoli cementati che sembra un muro costruito dalla natura. Nel giro di pochi chilometri si passa dagli uliveti terrazzati di Santa ai castagneti delle alture, dalle pinete del versante sud alla macchia mediterranea che profuma di mirto e rosmarino, con il Tigullio da una parte e il Golfo Paradiso dall’altra.
I sentieri sono tracciati e curati dall’Ente Parco di Portofino, insieme alle associazioni escursionistiche. Ogni sentiero ha il suo simbolo rosso, e agli incroci i pali segnaletici portano spesso un numero che aiuta a orientarsi sulla carta.
Per la storia e la natura del promontorio leggi la nostra guida Il Monte di Portofino; nella pagina Cosa fare a Santa trovi invece un primo assaggio di questi percorsi. Qui li raccontiamo uno per uno, con tutto quello che serve per partire.
1. Da Santa a Portofino per le Gave e gli Olmi
La via dei mulini, alle spalle della costa
La passeggiata a mare verso Portofino la conoscono tutti. Questa è la sua sorella silenziosa: corre più in alto, nel bosco, e arriva allo stesso borgo senza toccare l’asfalto della provinciale. Si esce da Santa salendo tra ville e uliveti verso la cappella della Madonna della Neve, si raggiunge la Cappelletta delle Gave e si prosegue a mezzacosta, tra terrazze abbandonate e lecci, fino al Mulino del Gassetta, un antico mulino ad acqua restaurato dal Parco, con un piccolo punto ristoro e qualche tavolo sotto gli alberi. Dagli Olmi si scende verso Portofino passando per San Sebastiano, un gruppo di case con una chiesetta quattrocentesca e il sagrato in ciottoli, per sbucare tra le case del borgo.
| Partenza | Santa Margherita Ligure, dal porto (salita verso Madonna della Neve). |
| Arrivo | Portofino, piazzetta. |
| Segnavia | Croce rossa fino alle Gave e al Mulino del Gassetta, poi quadrato rosso verso gli Olmi e due pallini rossi pieni nella discesa su Portofino. |
| Lunghezza | Circa 6-7 km (stima). |
| Dislivello | Circa 350-400 m in salita e in discesa (stima). |
| Durata | Circa 2 ore e 20 minuti di cammino. |
| Difficoltà | E (escursionistico), facile. Mulattiere lastricate e sentieri larghi, con qualche tratto di gradini. |
| Punti d’interesse | Madonna della Neve con vista sul porto di Santa, Cappelletta delle Gave, Mulino del Gassetta, borgo di San Sebastiano, arrivo dall’alto su Portofino. |
| Acqua e ombra | Molta ombra dopo le Gave; il punto ristoro del Mulino del Gassetta ha aperture stagionali, quindi parti con la tua acqua. |
| Rientro a Santa | In autobus da Portofino, in battello (linea Portofino – Santa Margherita) oppure a piedi lungo la passeggiata a mare per Paraggi e la Cervara, circa un’ora. |
| Stagione migliore | Tutto l’anno; in estate è uno dei percorsi più freschi del Parco. |
| Da sapere | Il primo tratto fino alle Gave è illuminato di sera. È l’itinerario ideale per una prima giornata sul Monte. |
2. Da Santa a San Fruttuoso, a piedi da casa
Uscire dalla porta dell’albergo e arrivare all’abbazia
È l’itinerario che rende Santa una vera base per camminare: si parte a piedi dal lungomare e si arriva a San Fruttuoso senza usare un solo mezzo, poi si torna in battello guardando dal mare la costa appena percorsa. La prima parte segue il percorso precedente fino al Mulino del Gassetta e agli Olmi. Da qui si piega verso Prato, nucleo di case contadine con una fontana, e si prosegue a mezzacosta sul versante sud, tra pini marittimi e lecci, con il mare che compare a tratti tra i rami. A Base “0”, una vecchia postazione militare a picco sul mare, comincia la discesa ripida verso la baia: le case dei pescatori, la torre dei Doria e infine l’abbazia, con la spiaggia di ciottoli davanti.
| Partenza | Santa Margherita Ligure, dal porto. |
| Arrivo | San Fruttuoso di Camogli. |
| Segnavia | Croce rossa fino al Mulino del Gassetta, quadrato rosso fino all’incrocio di Costa della Pineta, poi due pallini rossi pieni per Prato, Base “0” e San Fruttuoso. |
| Lunghezza | Circa 9-10 km (stima). |
| Dislivello | Circa 600 m in salita e altrettanti in discesa (stima), divisi tra la salita agli Olmi e i saliscendi dopo Prato. |
| Durata | 3 ore – 3 ore e 30 minuti di cammino. |
| Difficoltà | E. La discesa finale da Base “0” a San Fruttuoso è ripida e a gradini: con il fondo bagnato serve attenzione. |
| Punti d’interesse | Mulino del Gassetta, borgo di Prato, belvedere di Base “0”, Torre Doria, Abbazia di San Fruttuoso (FAI, a pagamento). |
| Acqua e ombra | Fontana a Prato; ombra quasi continua fino a Base “0”. A San Fruttuoso ci sono bar e trattorie, ma con orari stagionali. |
| Rientro a Santa | Battello da San Fruttuoso per Portofino e Santa Margherita. Controlla l’ultima corsa prima di partire: in bassa stagione le partenze sono poche e con il mare mosso vengono sospese. In alternativa si risale a Base “0” e si prosegue a piedi fino a Portofino (circa 2 ore, sempre con i due pallini rossi), per poi tornare in autobus. |
| Stagione migliore | Primavera e autunno. In estate parti all’alba: arrivare a San Fruttuoso prima delle dieci significa trovare la baia ancora quieta. |
3. Da Ruta a San Fruttuoso per Portofino Vetta e le Pietre Strette
La via classica: dall’alto del Monte fino al mare
È il percorso che quasi tutti fanno almeno una volta, e il motivo si capisce lungo la discesa: un bosco fitto e umido, quasi montano, che a ogni passo diventa più mediterraneo, fino a quando tra gli alberi compare il blu della baia. Si sale da Ruta, il valico tra i due golfi, lungo la strada che porta a Portofino Vetta, davanti alla mole liberty dell’ex albergo Portofino Kulm. Da qui un lastricato nel bosco conduce al crocevia delle Pietre Strette, dove grandi massi di conglomerato formano una specie di porta naturale. Si imbocca il sentiero del cerchio rosso e si scende, senza più salite, fino all’abbazia.
| Partenza | Ruta di Camogli (bivio per Portofino Vetta). |
| Arrivo | San Fruttuoso di Camogli. |
| Segnavia | Quadrato rosso da Portofino Vetta alle Pietre Strette; cerchio rosso vuoto dalle Pietre Strette a San Fruttuoso. |
| Lunghezza | Circa 5 km (stima). |
| Dislivello | Circa 200 m in salita e 470 m in discesa (stima). |
| Durata | Circa 2 ore. La sola discesa dalle Pietre Strette richiede una cinquantina di minuti. |
| Difficoltà | E. Discesa continua e a tratti ripida, con gradini di pietra scivolosi quando sono umidi. |
| Punti d’interesse | Ex Portofino Kulm (chiuso, si vede solo dall’esterno), crocevia delle Pietre Strette, lecceta della discesa, Torre Doria, Abbazia di San Fruttuoso. |
| Acqua e ombra | Fontana alle Pietre Strette, con tavoli e panche; ombra per quasi tutto il percorso. |
| Come arrivare a Ruta da Santa | In autobus lungo la vecchia Aurelia, oppure a piedi salendo per San Lorenzo della Costa (circa 1 ora e 15 minuti e 250 m di dislivello in più; il segnavia di questo tratto va controllato sulla carta del Parco). |
| Rientro a Santa | Battello da San Fruttuoso, oppure a piedi fino a Portofino per Base “0” e Prato (circa 2 ore). |
| Stagione migliore | Tutto l’anno. È il percorso più ombreggiato per scendere a San Fruttuoso, buono anche nelle giornate calde. |
4. La grande traversata: da Camogli a Portofino per San Rocco, le Pietre Strette e San Fruttuoso
Un giorno intero per attraversare tutto il promontorio
Per chi ha gambe allenate e voglia di una giornata piena, questa è la traversata completa del Monte da un golfo all’altro. Si va in treno da Santa a Camogli (pochi minuti) e si sale per la lunga scalinata tra ulivi e muretti fino a San Rocco, con il sagrato affacciato sul Golfo Paradiso. Da qui si guadagna quota nel bosco fino alla zona di Gaixella e alle Pietre Strette, si scende a San Fruttuoso per il cerchio rosso e, dopo una sosta sulla spiaggia, si risale a Base “0” per seguire i due pallini rossi fino a Prato e a Portofino. Un’unica giornata, due golfi, l’abbazia nel mezzo.
| Partenza | Stazione di Camogli. |
| Arrivo | Portofino. |
| Segnavia | Due pallini rossi da Camogli a San Rocco; dalle alture di San Rocco segui le frecce per Portofino Vetta e Pietre Strette (verifica sulla carta il simbolo del tratto che scegli); cerchio rosso vuoto fino a San Fruttuoso; due pallini rossi fino a Portofino. |
| Lunghezza | Circa 11-12 km (stima). |
| Dislivello | Circa 800-900 m in salita e in discesa (stima). |
| Durata | 5 ore e 30 minuti – 6 ore e 30 minuti di cammino, soste escluse. |
| Difficoltà | E impegnativo per la lunghezza: tante scalinate in salita e in discesa, nessun passaggio esposto lungo la variante che passa dalle Pietre Strette. |
| Punti d’interesse | San Rocco e il suo belvedere, Pietre Strette, San Fruttuoso, Base “0”, Prato, discesa su Portofino. |
| Acqua e ombra | Fontane alle Pietre Strette e a Prato; ristoro a San Fruttuoso nei mesi di apertura. Molta ombra nella parte centrale, sole pieno sulla scalinata di Camogli e nei saliscendi dopo Base “0”. |
| Rientro a Santa | Autobus o battello da Portofino. |
| Stagione migliore | Da marzo a giugno e da settembre a novembre. Sconsigliata nelle ore calde d’estate. |
| Da sapere | Molti escursionisti fanno questa traversata scendendo da San Rocco alle Batterie e proseguendo per Cala dell’Oro e il Passo del Bacio. Quel tratto, tra le Batterie e San Fruttuoso, è esposto e attrezzato con catene, e negli ultimi anni il Parco lo ha chiuso o ne ha regolato l’accesso. Se ti interessa, informati presso l’Ente Parco prima di partire: non è un sentiero da improvvisare. |
5. L’anello dei belvedere: Portofino Vetta, Pietre Strette, Semaforo Nuovo e Rocca del Falco
Sul crinale, tra il Golfo Paradiso e il mare aperto
Chi vuole il panorama senza scendere fino al mare trova qui il giro più appagante del Parco. Da Portofino Vetta si raggiungono le Pietre Strette e si prende il sentiero nel bosco verso Sella Porcile e la radura della Toca, con tavoli all’ombra dei pini. Una breve deviazione porta al Semaforo Nuovo, un belvedere a strapiombo sul mare aperto, con i resti delle postazioni della Seconda guerra mondiale e la vista sulla costa delle Batterie fino a Punta Chiappa. Si torna alla Toca e si risale dolcemente verso la località Paradiso; poco sotto, un sentierino conduce alla Rocca del Falco, terrazza naturale su Camogli e sulla riviera verso Genova. Si chiude l’anello scendendo tra i castagni fino a Gaixella e alla Vetta.
| Partenza e arrivo | Portofino Vetta. |
| Segnavia | Quadrato rosso fino alle Pietre Strette; due triangoli rossi vuoti verso Sella Porcile, Toca e Semaforo Nuovo; linea e punto rossi nel ritorno verso Gaixella. |
| Lunghezza | Circa 6-7 km (stima). |
| Dislivello | Circa 300-350 m complessivi (stima). |
| Durata | Circa 2 ore e 30 minuti – 3 ore, deviazioni comprese. |
| Difficoltà | E. Il belvedere del Semaforo Nuovo non ha parapetto: tieni i bambini per mano e resta lontano dal bordo. |
| Punti d’interesse | Pietre Strette, Semaforo Nuovo e le postazioni militari, Rocca del Falco, panorami sui due golfi. |
| Acqua e ombra | Fontane a Gaixella e alle Pietre Strette; boschi ombrosi alternati a tratti esposti al sole. |
| Variante | Da Portofino Vetta si può salire al Semaforo Vecchio, a 610 metri, il punto più alto del promontorio, dove si trova un rifugio con prenotazione online. |
| Come arrivare da Santa | Autobus fino a Ruta e poi a piedi per la strada di Portofino Vetta (circa 30 minuti), oppure in taxi. |
| Stagione migliore | Autunno e inverno, nelle giornate di tramontana, quando l’aria è tersa e dalla Rocca del Falco lo sguardo arriva lontano lungo la riviera di Ponente. |
6. Paraggi, la Valle dei Mulini e San Sebastiano
Mezza giornata, tra il mare di Paraggi e i mulini nel bosco
Il giro più breve, perfetto per una mattina o per chi cammina con bambini abituati alle scale. Da Paraggi, raggiunta a piedi da Santa lungo la passeggiata a mare oppure in autobus, si risale la Valle dei Mulini seguendo un ruscello tra ruderi di antichi mulini, fino al Mulino del Gassetta. Da qui si sale agli Olmi e si scende a Portofino per San Sebastiano. Al ritorno, si può tornare a Paraggi a piedi seguendo il sentiero dei tre pallini rossi, che in mezz’ora scavalca la collina tra Portofino e la baia.
| Partenza | Paraggi (fermata dell’autobus o parcheggio sulla spiaggia). |
| Arrivo | Portofino, con possibilità di chiudere l’anello a Paraggi. |
| Segnavia | Il tratto nella Valle dei Mulini va seguito sulla carta del Parco (in alcuni punti la segnaletica è scarsa); quadrato rosso verso gli Olmi; due pallini rossi su Portofino; tre pallini rossi a triangolo tra Portofino e Paraggi. |
| Lunghezza | Circa 4-5 km (stima). |
| Dislivello | Circa 250-300 m (stima). |
| Durata | Circa 1 ora e 45 minuti – 2 ore. |
| Difficoltà | T/E, facile. Fondo naturale nella valle, a tratti umido. |
| Punti d’interesse | Ruderi dei mulini, Mulino del Gassetta, San Sebastiano, Portofino, spiaggia di Paraggi. |
| Acqua e ombra | Quasi tutto all’ombra, nella valle si sente l’acqua del ruscello; ristoro stagionale al Mulino del Gassetta. |
| Rientro a Santa | Autobus da Paraggi o da Portofino, battello da Portofino o passeggiata a mare. |
| Stagione migliore | Tutto l’anno; in estate abbinalo a un bagno a Paraggi. |
Sentieri da lasciare agli esperti
Sul Monte ci sono anche percorsi che non consigliamo a chi cammina per piacere e senza esperienza. Il tratto tra le Batterie e San Fruttuoso, per Cala dell’Oro e il Passo del Bacio, ha passaggi esposti con catene e il Parco ne regola l’accesso. La discesa a Cala degli Inglesi non è segnalata e negli ultimi metri richiede le catene: si fa solo con il mare calmo e la roccia asciutta. Per tutti questi itinerari la regola è una: informati prima, e se hai dubbi rinuncia o fatti accompagnare da una guida ambientale escursionistica.
Punta Mesco, il promontorio che apre le Cinque Terre
Guardando la costa da Santa verso levante, dopo Sestri e le scogliere di Moneglia, c’è un ultimo capo scuro che si allunga nel mare prima di Monterosso. È Punta Mesco: un dorso di arenaria coperto di pini e lecci, che separa la baia di Levanto da quella di Monterosso e segna il confine occidentale delle Cinque Terre.
Per chi parte da Santa Margherita è una delle escursioni più belle che si possano fare in giornata senza auto. Si prende il treno al mattino, si cammina per un paio d’ore e mezza tra il bosco e il mare, ci si ferma tra le pietre di un eremo medievale a guardare tutta la costa delle Cinque Terre, e si scende a Monterosso in tempo per un bagno. La sera si torna a casa con lo stesso treno, un po’ stanchi e molto contenti.
In questa sezione raccontiamo il promontorio del Mesco: quale sentiero seguire e cosa vedere lungo il percorso. Ai sentieri delle Cinque Terre vere e proprie è dedicata la sezione successiva.
Il percorso in sintesi
| Partenza | Levanto (stazione ferroviaria o lungomare) |
| Arrivo | Monterosso al Mare, spiaggia di Fegina |
| Lunghezza | Circa 6,5 km |
| Dislivello | Circa 380 m in salita e altrettanti in discesa |
| Punto più alto | Intorno ai 310-360 m, sulla cresta del Mesco |
| Tempo di cammino | Circa 2 ore e 30 minuti, soste escluse |
| Difficoltà | E (escursionistico) secondo la scala CAI |
| Segnavia | Bianco-rossi; sentiero 591 da Levanto e 590 verso Monterosso, lungo il tracciato del Sentiero Verde Azzurro (SVA) |
| Acqua | Nessuna fontana affidabile lungo il percorso; una fontana a Fegina, all’arrivo |
| Ticket | Il sentiero Levanto–Monterosso non risulta tra i tratti a pagamento del Parco (vedi più sotto) |
I numeri sono indicativi: le fonti che abbiamo consultato non sono tutte d’accordo sulla lunghezza e sul dislivello, e cambiano a seconda del punto esatto da cui si parte. Prendili come un ordine di grandezza, non come un cronometro.
La traversata, passo dopo passo
Levanto, il punto di partenza
Dalla stazione di Levanto si scende verso il centro e il lungomare in una decina di minuti. Il sentiero comincia all’estremità orientale della spiaggia, sotto il castello che domina la baia: una salita a gradini porta tra le ultime case del borgo, e da lì inizia la mulattiera.
Prima di partire, riempi la borraccia. Lungo il percorso non ci sono fontane su cui contare, e la prima acqua sicura è quella di Monterosso.
La salita tra le case sparse e il bosco
La prima parte sale con decisione tra muretti a secco, uliveti abbandonati e piccoli gruppi di case rurali. Si passa per Case Lovara, a circa 250 metri di quota: una fattoria sul promontorio, oggi gestita dal FAI, che è una buona scusa per una prima sosta. Da qui il sentiero diventa più ripido, con grandi gradini di pietra, e entra nel bosco di pini marittimi e lecci, alternato a tratti di macchia mediterranea: corbezzolo, erica, lentisco.
Ogni tanto il bosco si apre e Levanto compare in basso, con la spiaggia e la valle alle spalle. Nelle giornate limpide, verso ponente, si riconosce la costa che porta fino al Tigullio: un modo curioso per guardare casa da lontano.
La cresta e il bivio per la punta
Arrivati sul crinale, intorno ai 310-360 metri, il sentiero smette di salire. Qui c’è il bivio più importante della giornata: una breve deviazione verso il mare porta alla punta vera e propria, alle rovine di Sant’Antonio del Mesco e al vecchio semaforo. Non saltarla: è il motivo per cui si fa questa escursione.
L’eremo di Sant’Antonio del Mesco
Tra i pini, su un pianoro che sembra sospeso sopra il mare, restano i muri di una piccola chiesa e di alcuni ambienti annessi. È quello che rimane dell’eremo di Sant’Antonio del Mesco, un luogo di preghiera medievale nato sul confine tra Levanto e Monterosso. Le fonti datano l’eremo almeno al 1380, ma è possibile che la chiesa sia molto più antica. La tradizione lo lega a una comunità di monaci, e per secoli deve essere stato anche un punto di riferimento per i naviganti, un lume sulla costa.
Oggi è un rudere senza tetto, e proprio per questo ha un fascino particolare: si entra tra i muri, ci si siede sulle pietre e si guarda fuori. La vista, da qui, abbraccia tutta la costa delle Cinque Terre: Monterosso subito sotto, poi Vernazza, Corniglia, Manarola, Riomaggiore, e in fondo, nelle giornate più terse, il promontorio di Portovenere e le isole.
Il semaforo
Poco più avanti, a strapiombo sul mare, c’è il semaforo del Mesco, una vecchia stazione di segnalazione usata dalla Marina militare fino alla Seconda guerra mondiale e oggi abbandonata. Non è un luogo da visitare all’interno, ma il punto in cui sorge è uno dei belvederi più spettacolari della Riviera di Levante. Resta sui sentieri e lontano dal bordo: le pareti di arenaria scendono dritte verso l’acqua.
Il mare che vedi sotto di te fa parte dell’Area Marina Protetta delle Cinque Terre, istituita nel 1997, che ha proprio in Punta Mesco il suo confine occidentale.
La discesa verso Monterosso
Tornati al bivio, si prende il sentiero verso Monterosso. La discesa è breve ma ripida, a tratti con gradini alti e fondo irregolare, e mette alla prova le ginocchia più della salita. Si scende tra la macchia e qualche terrazzamento, con Monterosso che si avvicina a ogni curva, fino a sbucare sulla strada che porta alla spiaggia di Fegina, accanto alla grande statua del Gigante, che domina la spiaggia dagli scogli.
Qui la traversata è finita. C’è una fontana per riempire la borraccia, la spiaggia per un bagno e, a pochi minuti, la stazione per tornare a Santa.
I sentieri delle Cinque Terre
Da Santa Margherita le Cinque Terre non si vedono: le nasconde il profilo di Sestri Levante e di Punta Mesco. Eppure basta un treno del mattino per ritrovarsi in un paesaggio diverso da quello del Tigullio. Qui le colline cadono a picco sul mare, e per secoli i contadini le hanno trasformate in terrazze di vigna sostenute da muri a secco. Cinque paesi, Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore, sono legati da una rete di sentieri che un tempo erano l’unica strada tra un borgo e l’altro.
Camminare su questi sentieri è il modo più bello di capire le Cinque Terre. Ma è anche un’esperienza da preparare bene: alcuni tratti sono a pagamento, altri sono chiusi da anni, alcuni si percorrono solo su prenotazione o in un senso solo, e in alta stagione i passaggi stretti si affollano. Qui trovi quale card comprare e una scheda per ogni itinerario; treni, stagioni e regole sono raccolti in fondo alla pagina.
Cinque Terre Card e sentieri a pagamento
Gran parte della rete dei sentieri del Parco, oltre 120 chilometri, si percorre liberamente. Per alcuni tratti, quelli più famosi e frequentati, serve invece la Cinque Terre Card, che contribuisce alla manutenzione dei sentieri e dei muri a secco. I controlli si fanno all’inizio dei sentieri.
Dove serve la card. Sui tratti del Sentiero Azzurro tra Corniglia e Vernazza e tra Vernazza e Monterosso, e sulla Via dell’Amore, che però ha regole proprie (le trovi più avanti). Quasi tutti gli altri itinerari di questa pagina, i sentieri alti e quelli dei santuari, sono gratuiti.
Le due card principali.
- Cinque Terre Trekking Card: dà accesso ai sentieri a pagamento, ai bus del Parco nei borghi, ai bagni nelle stazioni e ad altri servizi. Non include il treno. Il prezzo per un adulto parte da 7,50 € al giorno e sale fino a 15 € nei giorni di maggiore affluenza; ci sono versioni da 2 e 3 giorni e tariffe ridotte per ragazzi, over 70 e famiglie.
- Cinque Terre Card Treno: comprende tutto quello della Trekking Card più i treni regionali illimitati tra Levanto e La Spezia, in seconda classe. Il prezzo varia con il colore del giorno (verde, giallo o rosso, a seconda dell’affluenza prevista): nel 2026, per un adulto e un giorno, si va da circa 22 € nei giorni verdi a circa 35 € nei giorni rossi.
Come si usa. Le card si comprano online sul sito del Parco, con l’app ufficiale o nei punti informativi del Parco nelle stazioni. Sono nominative: scrivi il nome sul retro e tienila con un documento. La card giornaliera vale fino a mezzanotte, e quella con il treno va convalidata nelle macchinette della stazione prima della prima corsa. I bambini sotto i quattro anni non pagano. In caso di allerta meteo arancione o rossa la vendita viene sospesa e i sentieri chiudono.
Le tariffe che riportiamo sono indicative: il Parco le aggiorna spesso e alcune fonti riportano cifre diverse per il 2026. Controlla i prezzi sul sito ufficiale prima di comprare.
Da qualche anno i sentieri del Parco hanno una nuova numerazione a tre cifre. Sulle vecchie mappe e in molte guide trovi ancora i numeri precedenti, per esempio il “2” per il Sentiero Azzurro o il “7” e l’“8” per i sentieri di Vernazza: li indichiamo tra parentesi.
Il Sentiero Azzurro
Il Sentiero Azzurro, segnavia SVA 592 (un tempo sentiero n. 2), è la passeggiata che ha reso famose le Cinque Terre: circa 12 chilometri da Monterosso a Riomaggiore, quasi sempre a mezza costa, con il mare sempre a vista. Oggi non si percorre tutto: il tratto tra Manarola e Corniglia è chiuso, e la Via dell’Amore ha un regime a sé. Ecco la situazione tratto per tratto.
Monterosso – Vernazza (592-4)
| Segnavia | SVA 592-4 |
| Lunghezza | Circa 3,7 km |
| Dislivello | Circa 220 m in salita |
| Durata | Circa 2 ore (qualcosa in più nel verso contrario) |
| Difficoltà | EE |
| Card | Sì, Trekking Card o Card Treno |
| Stato | Aperto |
È il tratto più lungo e, per molti, il più bello. Si parte dalla parte vecchia di Monterosso e si sale subito per scalinate ripide, fino a guadagnare la mezza costa. Il sentiero corre poi tra uliveti, vigne e limoni, con saliscendi continui e passaggi stretti a strapiombo, fino alla discesa finale che regala una delle viste più celebri delle Cinque Terre: Vernazza raccolta intorno al porticciolo, con la torre del castello Doria.
Nei giorni di maggiore affluenza in primavera, il Parco ha reso questo tratto a senso unico, da Monterosso verso Vernazza, nelle ore centrali della mattina. È un motivo in più per percorrerlo in questo verso. Lungo il percorso non ci sono fontane: parti con acqua a sufficienza.
Rientro: in treno da Vernazza, oppure in battello quando le linee locali sono attive.
Vernazza – Corniglia (592-3)
| Segnavia | SVA 592-3 |
| Lunghezza | Circa 4,1 km |
| Dislivello | Circa 270 m in salita |
| Durata | Circa 1 ora e 30 |
| Difficoltà | EE |
| Card | Sì, Trekking Card o Card Treno |
| Stato | Aperto |
Da Vernazza si sale per una scalinata sopra la costa di Macereto, poi il sentiero si fa più dolce e attraversa uliveti e muretti a secco fino al piccolo abitato di Prevo, il punto più alto di tutto il Sentiero Azzurro, a poco meno di 300 metri. Da qui si scende con calma verso Corniglia, l’unico dei cinque paesi che non tocca il mare: sta in cima a un promontorio, e dall’alto si vede la spiaggia di Guvano.
Manarola – Riomaggiore: la Via dell’Amore (592-1)
| Segnavia | SVA 592-1 |
| Lunghezza | Circa 1 km |
| Dislivello | Trascurabile |
| Durata | Circa 25 minuti; massimo 30 minuti consentiti |
| Difficoltà | T |
| Accesso | Solo con prenotazione di una fascia oraria e card con Via dell’Amore |
| Stato | Aperto, a senso unico da Riomaggiore verso Manarola |
È la passeggiata più famosa delle Cinque Terre: un camminamento scavato nella roccia, a picco sul mare, nato negli anni Venti del Novecento durante i lavori per la ferrovia. Dopo dodici anni di chiusura per una frana è stato riaperto nel 2024, completamente rinnovato, con nuove protezioni contro la caduta dei massi.
Oggi però non è più una passeggiata libera. I visitatori devono prenotare una fascia oraria, entrano da Riomaggiore, vicino alla stazione, ed escono a Manarola, con un tempo massimo di mezz’ora. Gli ingressi sono contingentati, e l’accesso si paga con una versione specifica della Cinque Terre Card, che comprende la Via dell’Amore, oppure con un supplemento. Gli orari di prenotazione cambiano con le stagioni: d’estate fino a sera, d’inverno solo fino al pomeriggio.
Più che un trekking è una passeggiata panoramica, ma vale la pena inserirla nella giornata: magari all’inizio, arrivando in treno a Riomaggiore, prima di salire verso i santuari.
Chi preferisce camminare davvero, o non ha trovato posto, può collegare i due paesi con la Via Beccara (sentiero 531): un’antica mulattiera di circa 1,5 km e 200 metri di dislivello, ripida e classificata EE, che sale dalla valle di Riomaggiore e scende a Manarola in circa un’ora. È gratuita.
Rientro: in treno da Manarola o da Riomaggiore.
La Via dei Santuari
Ognuno dei cinque paesi ha il suo santuario mariano, costruito più in alto, sul crinale o a mezza costa, nei luoghi dove gli abitanti salivano in pellegrinaggio. I sentieri che li raggiungono sono la parte più autentica delle Cinque Terre: meno gente, più silenzio, vigne e boschi, e una vista sul mare che dall’alto si allarga su tutta la costa. Sono gratuiti e si possono combinare in tanti modi.
Riomaggiore – Madonna di Montenero (593V)
| Segnavia | 593V |
| Lunghezza | Circa 3 km |
| Dislivello | Circa 320 m in salita |
| Durata | Circa 1 ora, 1 ora e 15 |
| Difficoltà | E |
| Card | No |
Dal centro di Riomaggiore si sale per creuze e scalinate, poi tra vigne e bosco, fino al santuario di Nostra Signora di Montenero, sul promontorio a picco sopra il paese. Il piazzale del santuario è una delle terrazze più belle della Riviera di Levante: nelle giornate chiare si vedono tutte le Cinque Terre fino a Punta Mesco, e verso sud l’isola del Tino e Portovenere. È la salita perfetta per una mezza giornata, magari dopo la Via dell’Amore.
Rientro: per lo stesso sentiero, oppure proseguendo sul crinale verso il Telegrafo (vedi l’Alta Via).
Vernazza – Madonna di Reggio (508)
| Segnavia | 508 (ex 8) |
| Lunghezza | Circa 3,5 km fino alla Foce Drignana; meno fino al santuario |
| Dislivello | Circa 480 m fino alla Foce Drignana; il santuario è più in basso |
| Durata | Circa 1 ora fino al santuario; 2 ore e 15 fino al crinale |
| Difficoltà | E |
| Card | No |
Il sentiero sale da Vernazza lungo l’antica Via Crucis, con le stazioni scandite lungo la mulattiera, fino al santuario di Nostra Signora di Reggio, uno dei più antichi della zona, immerso tra lecci e cipressi secolari. C’è un punto acqua vicino al santuario. Da qui si può tornare a Vernazza, oppure continuare verso il crinale e l’Alta Via.
Variante: dalla Madonna di Reggio il sentiero 581 (ex 8A) segue la vecchia Via dei Santuari a mezza costa fino a San Bernardino, il santuario sopra Corniglia: circa 4,6 km in 2 ore e 30. Da San Bernardino si scende a Vernazza con il ripido 507 (EE) oppure si raggiunge Corniglia. È uno degli itinerari più belli e meno frequentati del Parco.
Rientro: per lo stesso sentiero, oppure dai paesi raggiunti, in treno.
Monterosso – Madonna di Soviore (509)
| Segnavia | 509 |
| Durata | Circa 1 ora e 45 in salita |
| Dislivello | Circa 450 m |
| Difficoltà | E |
| Card | No |
È la salita classica di Monterosso: un’antica mulattiera lastricata che parte dalla parte alta del paese e sale nel bosco fino al santuario di Nostra Signora di Soviore, considerato il più antico santuario mariano della Liguria. Accanto c’è una piccola foresteria con punto ristoro, e dal belvedere la vista spazia su tutto il golfo di Monterosso.
Rientro: per lo stesso sentiero. In alternativa, nella bella stagione, il santuario è servito da un bus locale.
L’Alta Via delle Cinque Terre
| Segnavia | AV5T 598 (un tempo sentiero n. 1, detto anche “Sentiero Rosso”) |
| Percorso | Da Portovenere a Levanto, lungo il crinale |
| Lunghezza | Circa 30–40 km a seconda delle fonti e delle varianti |
| Dislivello | Circa 1.300 m in salita in totale |
| Durata | 11–13 ore in tutto: si fa a tappe |
| Quota massima | Circa 800 m, verso il Monte Malpertuso |
| Difficoltà | E, faticoso per lunghezza |
| Card | No |
Sopra i cinque paesi corre un sentiero di crinale che collega Portovenere a Levanto, tenendo da una parte il mare e dall’altra le valli dell’entroterra. È un percorso lungo e poco frequentato, quasi sempre nel bosco di pini, lecci e castagni, con aperture improvvise sulla costa. Pochi lo fanno tutto in un giorno: è più bello sceglierne un tratto e scendere a un paese con uno dei sentieri dei santuari.
Ecco le tappe principali, con i tempi indicativi del Parco:
- Portovenere – Telegrafo: circa 3 ore e 20, 4,7 km. Salita lunga, con vista su Portovenere e sulle isole Palmaria e Tino.
- Telegrafo – Cigoletta: circa 2 ore e 40, 7 km, il tratto più alto, sopra Riomaggiore, Manarola e Corniglia.
- Cigoletta – Il Termine: circa 3 ore e 15, 7 km, sopra Vernazza e Monterosso.
- Il Termine – Levanto: l’ultima parte scende verso Levanto passando per Punta Mesco, che trovi nella sezione precedente.
Un’idea per una giornata da Santa: treno fino a Riomaggiore, salita a Montenero, crinale fino al Telegrafo (circa un’ora in più) e discesa a Riomaggiore o a Manarola. In tutto 4 o 5 ore di cammino, quasi senza folla. Lungo il crinale l’acqua scarseggia: portane in abbondanza.
Rientro: dai paesi raggiunti in discesa, in treno.
Come muoversi da Santa
In treno
La stazione di Santa Margherita Ligure-Portofino è sulla linea Genova-La Spezia. Verso ponente, Camogli è a pochi minuti: è la partenza della traversata del Monte di Portofino. Verso levante, i regionali raggiungono Levanto e Monterosso in un tempo che va di solito dai 35 ai 55 minuti, a volte con un cambio a Sestri Levante; da Monterosso il treno prosegue per Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore, con pochi minuti tra una stazione e l’altra.
Per le Cinque Terre e Punta Mesco il consiglio è prendere un treno che arrivi a destinazione entro le 9: si cammina con il fresco e si trovano i sentieri ancora tranquilli. La Cinque Terre Card Treno vale solo tra Levanto e La Spezia: per il tratto da Santa a Levanto o a Monterosso serve un biglietto ordinario, comprato a parte. Nella bella stagione, indicativamente da metà marzo a inizio novembre, tra Levanto e La Spezia circola il Cinque Terre Express, con treni frequenti; in questi mesi le corse semplici all’interno delle Cinque Terre hanno prezzi che variano con l’affluenza e possono essere care anche per pochi minuti di viaggio. Se prendi il treno più di un paio di volte, la card con il treno conviene quasi sempre.
Un dettaglio utile: la stazione di Corniglia è sul mare, il paese è in alto. Per salire c’è la scalinata Lardarina, con circa 380 gradini, oppure il bus navetta del Parco.
In battello
Il Servizio Marittimo del Tigullio collega tutto l’anno Rapallo, Santa Margherita, Portofino e San Fruttuoso, con orari diversi a seconda della stagione. È il modo più bello per tornare a Santa dopo una camminata sul Monte. Le corse possono essere ridotte o cancellate con il mare mosso o con pochi passeggeri, soprattutto in inverno: controlla sempre l’ultima corsa da San Fruttuoso prima di metterti in cammino. Da San Fruttuoso partono anche i battelli per Camogli.
In alcune giornate estive lo stesso servizio organizza una gita in battello da Santa alle Cinque Terre, con una sosta di qualche ora a Monterosso e una più breve a Riomaggiore. È pensata per visitare i paesi più che per camminare, ma con un po’ di organizzazione si può andare in battello e tornare in treno, camminando quanto si vuole.
In autobus
Gli autobus di linea collegano Santa con Paraggi e Portofino lungo la strada costiera, e con San Lorenzo della Costa e Ruta lungo la vecchia Aurelia, da dove si sale a piedi a Portofino Vetta. Orari e numeri delle linee cambiano con le stagioni: controllali sul sito di ATP.
In auto? Meglio di no
Sul Monte di Portofino quasi tutti gli itinerari partono e arrivano in posti diversi, e la strada per Portofino ha parcheggi pochi e cari. Alle Cinque Terre le strade che scendono ai borghi sono strette e tortuose, i posteggi rari, e in alta stagione l’accesso ai centri è limitato. Treno, battello e autobus sono più comodi e rispettosi di territori fragili.
Quando andare
Primavera (da marzo a inizio giugno). È la stagione migliore ovunque: temperature miti, giornate lunghe, macchia mediterranea in fiore. Alle Cinque Terre però è anche la più affollata nei fine settimana e nei ponti, quando il Parco può introdurre sensi unici e tariffe più alte: se puoi, scegli un giorno feriale.
Estate (da metà giugno ad agosto). Fa caldo e i sentieri costieri sono molto esposti al sole. Parti all’alba, scegli i percorsi nel bosco (sul Monte di Portofino quelli delle Gave e la discesa dalle Pietre Strette sono i più freschi) e lascia il pomeriggio al mare. Arrivare a San Fruttuoso o a Monterosso prima delle dieci significa trovarli ancora quieti.
Autunno (da settembre a novembre). A settembre e inizio ottobre alle Cinque Terre c’è la vendemmia, con una luce morbida sulle terrazze. Da ottobre aumentano le giornate di pioggia e il rischio di allerta meteo, che fa chiudere i sentieri.
Inverno. Pochi escursionisti, paesi tranquilli e, con la tramontana, giornate limpidissime: è il momento migliore per i belvedere del Monte di Portofino. Le giornate però sono corte, i battelli rari e i sentieri bagnati scivolosi. Controlla l’orario dell’ultimo treno o battello e scegli percorsi semplici.
Dopo piogge forti, in ogni stagione, i sentieri possono essere chiusi per frane o smottamenti, e la roccia bagnata, sia il conglomerato di Portofino sia l’arenaria del Mesco, diventa scivolosa.
Prima di partire: cosa portare e sicurezza
Questi sentieri sembrano passeggiate tra borghi, ma sono sentieri veri. Ogni anno i soccorritori intervengono per escursionisti stanchi, disidratati o con le scarpe sbagliate.
Cosa portare
- Scarpe da trekking o da trail con suola scolpita. Alle Cinque Terre sono obbligatorie (vedi più sotto), ma servono anche sul Monte di Portofino, dove scalinate e lastricati sono spesso lisci e umidi.
- Almeno un litro e mezzo d’acqua a persona, di più d’estate. Sul Monte di Portofino ci sono alcune fontane (alle Pietre Strette, a Prato, a Gaixella), lungo il Sentiero Azzurro e a Punta Mesco non ce ne sono su cui contare.
- Cappello, crema solare e una giacca leggera: sui crinali tira vento anche con il sole.
- Qualcosa da mangiare. I punti ristoro lungo i sentieri sono pochi e hanno aperture stagionali.
- Telefono carico e, se puoi, una mappa offline del percorso.
Consigli di sicurezza
- Controlla il meteo e lo stato dei sentieri la sera prima e la mattina stessa. In Liguria, con allerta meteo arancione o rossa i sentieri delle Cinque Terre chiudono, e anche sul Monte di Portofino non è il giorno per camminare.
- Rispetta le chiusure. Un sentiero chiuso lo è per una ragione: frane, caduta di massi, lavori. Scavalcare le transenne è pericoloso, oltre che vietato.
- Calcola bene i tempi, soste comprese, e verifica l’orario dell’ultimo treno o battello. D’inverno fa buio presto.
- Resta lontano dai bordi delle falesie e dei belvedere senza parapetto, come il Semaforo Nuovo sul Monte di Portofino o il semaforo del Mesco.
- Non sopravvalutarti. I tratti esposti, come quello tra le Batterie e San Fruttuoso, non sono una scorciatoia. Se hai dubbi, rinuncia o affidati a una guida ambientale escursionistica.
- Se cammini da solo, avvisa qualcuno del tuo itinerario e dell’ora in cui pensi di arrivare: in alcuni punti il segnale del telefono è debole.
- In caso di emergenza chiama il 112. Indica il sentiero (il simbolo sul Monte di Portofino, il numero alle Cinque Terre) e il punto in cui ti trovi, aiutandoti con i pali segnaletici.
Le regole dei Parchi
I sentieri di questa pagina attraversano due aree protette: il Parco di Portofino, alle spalle di Santa, e il Parco Nazionale delle Cinque Terre, che comprende anche Punta Mesco. Le regole di base sono le stesse:
- Resta sui sentieri segnati, senza tagliare i tornanti e senza attraversare vigne e terrazze, che sono proprietà private e ancora coltivate.
- Non salire sui muri a secco e sulle rovine, come quelle dell’eremo di Sant’Antonio del Mesco, e non spostare le pietre.
- Niente fuochi, in nessuna stagione.
- Niente rifiuti, niente fiori. Riporta a valle tutto quello che porti, non raccogliere piante e non disturbare gli animali, comprese le capre selvatiche che a volte si incontrano sul Monte di Portofino.
- Cani al guinzaglio.
Alle Cinque Terre valgono in più alcune regole specifiche:
- Calzature. È vietato percorrere i sentieri con infradito, sandali o scarpe con suola liscia. Le sanzioni vanno da 50 a 2.500 euro.
- Sentieri a pagamento. Alcuni tratti richiedono la Cinque Terre Card, e la Via dell’Amore si percorre solo su prenotazione (trovi i dettagli nella sezione dedicata).
- Sensi unici e chiusure. Nei giorni di maggiore affluenza alcuni tratti diventano a senso unico, e con l’allerta meteo i sentieri chiudono. Il Parco pubblica una mappa online con lo stato dei sentieri aggiornato in tempo reale; informazioni e materiale si trovano anche nei centri visitatori nelle stazioni, compresa quella di Levanto.
Sul Monte di Portofino, infine, il Parco può regolare l’accesso ai sentieri più delicati, come il tratto tra le Batterie e San Fruttuoso: informati sul sito del Parco prima di programmarli.
Link utili
Monte di Portofino
- Parco di Portofino, sentieri, carta e avvisi: parcoportofino.it
- Area Marina Protetta di Portofino, itinerari a piedi lungo la costa: portofinoamp.it
- Abbazia di San Fruttuoso (FAI), orari e biglietti: fondoambiente.it
- Sentiero Liguria, la tappa Camogli–Portofino: lamialiguria.it
Punta Mesco e Cinque Terre
- Parco Nazionale delle Cinque Terre, regole e notizie: parconazionale5terre.it
- Mappa dei sentieri e loro stato: mappe.parconazionale5terre.it
- Cinque Terre Card, acquisto online e tariffe: card.parconazionale5terre.it
- Via dell’Amore, prenotazione e orari: viadellamore.info
Trasporti, meteo e sicurezza
- Trenitalia, orari, biglietti e Cinque Terre Express: trenitalia.com
- Servizio Marittimo del Tigullio, battelli per Portofino, San Fruttuoso e Cinque Terre: traghettiportofino.it
- Battelli del Golfo Paradiso, da San Fruttuoso a Camogli: golfoparadiso.it
- ATP, autobus del Tigullio: atpesercizio.it
- Allerta meteo Liguria: allertaliguria.regione.liguria.it
- Club Alpino Italiano, scala delle difficoltà e sicurezza: cai.it
Esonero di responsabilità
Le pagine di Lost in Santa dedicate al trekking e alle escursioni, tra il Monte di Portofino, le Cinque Terre e Punta Mesco, sono testi informativi, scritti con cura da appassionati e verificati su fonti pubbliche. Non sono una guida tecnica, non sostituiscono le indicazioni degli enti competenti e non sostituiscono il parere di una guida professionista. Prima di metterti in cammino, leggi con attenzione queste avvertenze. L’escursionismo comporta dei rischi Camminare in montagna e lungo la costa è un’attività che comporta rischi, anche sui sentieri più frequentati. Fondo sconnesso o scivoloso, tratti esposti, gradini alti, caduta di sassi, caldo, temporali improvvisi, scarsa copertura del telefono e soccorsi che possono arrivare con difficoltà fanno parte dell’ambiente naturale. Questi rischi non si possono eliminare del tutto, ma si riducono molto con prudenza e preparazione. Chi percorre gli itinerari descritti lo fa in modo autonomo, libero e sotto la propria esclusiva responsabilità. Spetta a ciascun escursionista valutare: le proprie condizioni fisiche e di salute, l’allenamento e l’esperienza;l’attrezzatura: scarpe da trekking, acqua, protezione dal sole e dalla pioggia, telefono carico;le condizioni del meteo e del terreno nel giorno scelto;se il percorso è adatto a sé e alle persone che accompagna, in particolare minori, anziani, persone con disabilità o problemi di salute, e animali. Chi accompagna dei minori ne resta responsabile per tutta la durata dell’escursione. Tempi di percorrenza, dislivelli, lunghezze e difficoltà indicati nelle nostre pagine sono valori indicativi, calcolati per un escursionista medio in buone condizioni. Possono variare molto con il passo, il meteo, il carico e la stagione. Sentieri, segnaletica, orari dei trasporti, ticket, sensi unici e regole dei Parchi cambiano spesso, a volte da un giorno all’altro, per frane, lavori, allerte meteo o decisioni delle autorità. Abbiamo verificato i contenuti con attenzione alla data indicata in ogni pagina, ma non possiamo garantire che siano completi, esatti e aggiornati in ogni momento.
Prima di partire, controlla le fonti ufficiali
Le informazioni ufficiali e aggiornate sono solo quelle degli enti competenti. Prima di ogni escursione controlla sempre:
- lo stato dei sentieri sui siti dell’Ente Parco di Portofino e del Parco Nazionale delle Cinque Terre;
- le allerte meteo della Protezione Civile della Regione Liguria. Con allerta arancione o rossa i sentieri possono essere chiusi: non partire;
- gli orari di treni, autobus e battelli sui siti dei gestori.
Sul posto rispetta sempre la segnaletica, le chiusure e le ordinanze. Un sentiero chiuso lo è per un motivo, e superare transenne o divieti è pericoloso e può essere sanzionato.
